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L'Oro liquido
del Salento: l'Olio d'Oliva
Un pò di storia
sui Frantoi Ipogei
Il trappeto è il testimone nascosto di
una
civiltà
millenaria. Una civiltà difficile e pesante, uomini e
animali allo stesso modo asserviti alla macchina, la
fatica estenuante, il lavoro insopportabile erano però
necessari per ottenere, dopo lunghi processi di
lavorazione, l'oro liquido dell'economia salentina.
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I
frantoi ipogei o l'allora detti trappeti sotterranei
riguardano il mondo dell'economia agricola del 1500.
Essi erano situati almeno 5 o 6 m. sotto il livello
stradale. Molti trappeti
sono scomparsi perché lo spazio in cui si trovavano è
risultato spesso comodo per la realizzazione dei pozzi
neri, altri sono stati ricoperti con materiale di
risulta. La struttura visibile all'esterno non lasciava
assolutamente presagire in cosa consistesse la struttura
del frantoio: la facciata esterna declinava verso il
basso gradatamente nella parte retrostante (la facciata
era dotata di portale e finestra rettangolare), nella
parte più bassa vi erano delle feritoie, queste
servivano per calare sacchi e per il ricambio dell'aria.
Dall'esterno, attraverso il budello (canale) le ulive
venivano introdotte per raggiungere il deposito (la
lunghezza del canale era di 8 m.).
All'interno vi era invece uno spazio abbastanza ampio.
Le olive venivano macinate in base al proprio turno di
molitura. Vi era dunque la vasca che era alta 70 cm, il
diametro oscillava tra i 350 ei 370 cm, con delle ruote
di roccia alte da 170 a 180 cm, le ruote o pale giravano
grazie alla forza di animali, che venivano bendati per
evitare il capogiro dovuto al lento girare intorno.
Un'ulteriore vasca con pressa permetteva
lo schiacciamento della pasta che derivava dalla prima
macina e permetteva poi la raccolta definitiva dell'olio
che veniva versato nelle tinozze (capase).
Il caldo (temperatura costante a 25°) era necessario per
decantare l'olio, ovvero per dividere la parte liquida
dal sedimento, il materiale di scarto e per ottenere il
massimo di resa in termini di quantità di olio.
L'unità di misura dell'olio è il "tòmilo o tùmenu"
equivalente ad un terzo del quintale (circa 33 kg).
L'ultima fase era quella della raccolta dell'olio con il
mestolo, in questo modo si lasciava un ulteriore
materiale di scarto sul fondo. Il tempo necessario per
la pressatura variava dalle 5 alle 6 ore.
L'ottanta per cento del territorio leccese coltivabile
era adibito a oliveto, la maggior parte della
popolazione leccese era dedita all'attività agricola.
A distanza di tanti
anni, l'olio rimane l'elemento fondamentale per
l'economia agricola salentina tanto da esserne
diventanto uno dei punti di forza, una delle eccellenze.
Sempre più spesso,
a cominciare dai piccoli coltivatori, la raccolta delle
olive e la conseguente molitura vengono eseguite con
estrema attenzione attenendosi a regole minuziose che
garantiscono la bontà del prodotto finale: l'olio
extravergine.
Proprio per questo
motivo è estremamente facile poter acquistare olio
extravergine con proprietà organolettiche intatte
direttamente dai produttori locali. |