Dopo
un progressivo declino in epoca longobarda, rifiorì
sotto i Normanni, sopraggiunti verso l'anno Mille,
che la elevarono a contea e la eressero a capoluogo
del Salento. Appartenne via via agli Altavilla, ai
Brienne, a Manfredi, ancora ai Brienne, agli Enghien,
agli Orsini del Balzo, di cui Giovanni Antonio fu
l'ultimo conte di Lecce; a Ferrante d'Aragona, ai
Borbone. Il Contado di Lecce raggiunse elevata
notorietà sotto il casato dei Brienne, di cui, il
duca d'Atene, Gualtieri IV, ritiratosi a Lecce, dopo
esser stato esiliato da Firenze, l'abbellì di
monumenti. Eretta a capoluogo della "Terra
d'Otranto" da Ferdinando I d'Aragona, detentore del
Principato di Taranto, fece successivamente parte
del Regno di Napoli. Durante il Risorgimento, nel
1848, vi fu costituito un Governo Provvisorio, poi
abbattuto; e nel 1860 un "Comitato Liberale"
cittadino; fu quindi annessa al Regno d'Italia.
La
città conserva numerose testimonianze delle varie
epoche: dalle suppellettili vascolari alle ceramiche
messapiche, dal teatro romano eretto sotto gli
Antonini, al grandioso anfiteatro risalente al
secondo secolo dell'era cristiana; dal Duomo (1144),
completamente rifatto dal 1659 al 1670, alla mole
del convento di San Giovanni di cui fa parte il più
prestigioso monumento
d'epoca normanna: la Chiesa di San Niccolò e Cataldo
del 1180, che fonde genialmente gli stili romanico,
bizantino e moresco. Al Rinascimento risale la
Chiesa di Santa Croce (1532) che accolse
successivamente nella sua grandiosità anche elementi
barocchi di un ardito virtuosismo plastico
(1606-1689). Al periodo barocco appartengono altresì
il Convento
dei Celestini, il Seminario Vescovile,
la Chiesa di San Francesco, la Chiesa del Rosario,
la Chiesa di Santa Teresa, incompiuta. Tra gli
edifici militari, la Torre di Bellocco (XIII-XIV
secolo), la poderosa Torre del Parco (1419), il
superbo castello angioino (1539-1549) ed il
cinquecentesco Arco di Trionfo (1548) in onore di
Carlo V. Proprio a Carlo V si deve la costruzione
dell'ultima cinta muraria, di forma trapezoidale,
ben conservata. Nè vanno infine dimenticati alcuni
antichi palazzi del patriziato locale: Adorno,
Palmieri, Rollo, d'Aynio, Tresca.