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Lecce e i Comuni della provincia
La provincia di Lecce
Popolazione e attività economiche
La popolazione della provincia di Lecce, a fine 1995, aveva raggiunto le 817.524 unità, confermandosi, in linea con le altre province meridionali, tuttora in espansione demografica. Il saldo demografico naturale per i primi 11 mesi dell'ultimo anno risulta infatti in attivo di 1551 unità; il saldo migratorio è invece debolmente passimo. Nel capoluogo, che è l'unico Comune con oltre 100.000 abitanti, si concentra il 12,2% della popolazione dell'intera provincia;
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solo altri 5 Comuni (Nardò, Galatina, Copertino, Casarano, Gallipoli) superano i 20.000 abitanti ciascuno; i rimanenti Comuni contano ciascuno tra i 1.300 e i 17.000 abitanti.
Da un confronto tra i dati degli ultimi 4 censimenti della popolazione emergono le principali tendenze evolutive: il calo delle nascite (e quindi della popolazione in età pre-scolare), l'aumento degli anziani (pressocché raddoppiati in un trentennio), la diminuzione dell'ampiezza media delle famiglie (che comunque, con 3,1 componenti, si mantiene al di sopra della media nazionale). Oltre il 16% delle famiglie della provincia è composto da un solo membro (in genere anziano), mentre sono quasi scomparse (poco più dell'1%) le famiglie con due o più nuclei, tipiche della civiltà contadina, e sono in netto calo le famiglie con almeno 5 componenti. Importanti indicatori di benessere e di potenziali di mercato sono le stime sul reddito disponibile, i consumi e i risparmi delle famiglie; secondo i più recenti dati disponibili, la provincia di Lecce presenta connotazioni non dissimili da gran parte del Sud: basso reddito disponibile, consumi inferiori a quelli medi nazionali ma percentualmente elevati rispetto al reddito, bassa capacità di risparmio (determinata dal basso livello assoluto del reddito disponibile). Lecce si colloca infatti tra le ultime 10 province italiane nella graduatoria secondo il reddito per abitante, tra le ultime 15 per livello di consumi pro capite, al quart'ultimo posto per il risparmio. Da un confronto con i dati relativi alla metà degli anni Ottanta emerge una crescita inferiore a quella media nazionale del reddito disponibile e della quota di esso destinata al risparmio, mentre la quota destinata ai consumi è cresciuta a un ritmo più accelerato di quello medio nazionale. Il livello di istruzione della popolazione, pur essendosi innalzato negli anni più recenti, è ancora caratterizzato da una scarsa incidenza di diplomati (14,8%) e di laureati (2,8%) e, all'opposto, da oltre il 20% tra alfabeti privi di titolo di studio (18,0%) e analfabeti (3%). La struttura occupazionale è caratterizzata da un tasso di disoccupazione elevato (18,1% delle forze di lavoro), inferiore comunque a quello di molte aree meridionali del Paese; le donne rappresentano il 33,8% degli occupati; la distribuzione degli occupati per settore di attività economica vede al primo posto il terziario (56,8%) seguito dall'industria (29,7%) e dall'agricoltura (13,5%). I settori risultati in maggiore espansione negli anni Ottanta e Novanta appartengono tutti all'area dei servizi: credito e assicurazioni, in primo luogo (+65% in termini di unità locali e +56% in termini di addetti tra il censimento 1981 e quello 1991), altri servizi, alberghi. Quanto ai servizi bancari, gli Istituti di credito presenti nella provincia sono 13, e ben 82 Comuni hanno almeno uno sportello bancario. La composizione dei depositi bancari vede sottorappresentate le famiglie (48,6% contro il 54,2% a livello nazionale); dal lato degli impieghi a breve termine, in relazione anche alla struttura del sistema produttivo, caratterizzato dalla presenza di una miriade di imprese individuali, al primo posto sono le famiglie produttrici (35,6% contro un dato nazionale del 18,9%), seguite dalle famiglie consumatrici (27,7%) e dalle imprese private (28,1%, contro il 45,0% a livello nazionale); gli impieghi a lungo termine di gran lunga prevalenti sono i mutui per l'acquisto di abitazioni (57%, contro un corrispondente dato nazionale del 26,1%). La presenza del settore alberghiero tra quelli in maggiore espansione testimonia della crescente vocazione turistica dell'area, pur tra ostacoli, fisici (posizione geografica decentrata) e di altro genere (carenze nei trasporti, scarse capacità manageriali), non trascurabili. Le presenze turistiche (escluse quelle nelle seconde case) superano i 2.000.000 di giornate all'anno, all'incirca equiripartite tra ricettività alberghiera ed extralberghiera; la componente estera è ancora debole (meno del 10%). Molti Comuni costieri presentano un indice di insediamento turistico assai elevato, segno di notevoli potenzialità ancora non sfruttate. E' da rilevare, infine, che la provincia di Lecce sembra essere stata investita meno di altre aree del Paese dal processo di deindustrializzazione: la quota di valore aggiunto preveniente dal settore manifatturiero, che dal 1985 al 1992 si è ridotta in ben 83 province italiane, a Lecce è invece salita dall'11,9% al 12,6%, pur rimanendo il valore aggiunto procapite della provincia tra i più bassi in Italia. In termini di dimensione delle imprese, ormai tramontata la fase dei grandi investimenti pubblici, la crescita economica (che appare in ripresa dal 1993) è legata allo sviluppo delle piccole imprese, che costituiscono la quasi totalità del tessuto produttivo (le imprese con oltre 100 addetti sono appena qualche decina) ed assorbono quasi il 90% degli addetti.